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35° TORINO FILM FESTIVAL 24 novembre – 2 dicembre 2017

News dal mondo Grinto

35° TORINO FILM FESTIVAL 24 novembre – 2 dicembre 2017

134 lungometraggi, 10 mediometraggi e 25 cortometraggi per un totale di 169 film

Il Torino Film Festival è uno dei principali festival cinematografici italiani. Nato nel 1982 come Festival internazionale Cinema giovani 1982, e tenuto stabilmente nel capoluogo piemontese, è dedicato soprattutto al cinema indipendente.

Film d’apertura
Venerdì 24 novembre, Cinema Massimo, Torino
FINDING YOUR FEET / RICOMINCIO DA ME di Richard Loncraine
con Imelda Staunton, Timothy Spall, Celia Imrie, David Hayman, John Sessions e Joanna Lumley

Finding Your Feet / Ricomincio da me è una commedia brillante e agrodolce sul “non è mai troppo tardi”, diretta dal regista di Riccardo III e di Wimbledon e scritta e prodotta da Nick Moorcroft e Meg Leonard.

La borghesissima Lady Sandra (Imelda Staunton), si vede crollare il mondo addosso quando scopre che il marito ha da anni una relazione con la sua migliore amica. Lascia tutto e si rifugia dalla sorella Bif (Celia Imrie), un’anticonformista dallo spirito libero che la trascina in una scuola di ballo e le presenta i suoi maturi amici ballerini, tra cui Charlie (Timothy Spall), uno stravagante restauratore di mobili che vive su una barca. Il titolo originale, Finding Your Feet, significa “ritrovare se stessi” ed è quanto deve fare Sandra quando viene catapultata in un ambiente per lei insolito e nuovo.

Film di chiusura
Sabato 2 dicembre, Cinema Reposi, Torino
THE FLORIDA PROJECT di Sean Baker con Willem Dafoe, Brooklynn Kimberley Prince, Bria Vinaite, Valeria Cotto, Christopher Rivera e Caleb Landry Jones

The Florida Project, accolto con grande entusiasmo alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes, è diretto da Sean Baker (Prince of Broadway, Starlet e Tangerine, tutti presentati al Torino Film Festival), che lo ha scritto assieme a Chris Bergoch. Ambientato in Florida, in una zona degradata tanto vicina a Disneyworld quanto lontana dal suo gioioso e spensierato benessere, il film racconta senza pietismi e con una gran dose di allegria la storia di Moonee (Brooklynn Kimberly Prince), una bambina di sei anni sveglia e precoce, della sua piccola banda di amici e di sua madre Halley (Bria Vinaite), appena 22enne.

TORINO 35. La più importante sezione competitiva del festival, riservata a opere prime, seconde o terze, propone 15 film realizzati nel 2017, inediti in Italia. I paesi rappresentati sono: Argentina, Belgio, Cina, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Hong Kong, Israele, Italia, Lussemburgo, Portogallo, Spagna, Stati Uniti e Venezuela. Come sempre incentrata sul cinema “giovane”, la selezione dei film in concorso si rivolge alla ricerca e alla scoperta di talenti innovativi, che esprimono le migliori tendenze del cinema indipendente. Nel corso degli anni sono stati premiati autori ai loro inizi come: Tsai Ming-liang, David Gordon Green, Chen Kaige, Lisandro Alonso, Pietro Marcello, Debra Granik, Alessandro Piva, Pablo Larraín, Damien Chazelle. Un cinema “del futuro”, rappresentativo di generi, linguaggi e tendenze.

À VOIX HAUTE / SPEAK-UP di Stéphane De Freitas (Francia, 2017, DCP, 99’) Ogni anno all’Università di Saint-Denis viene eletto il miglior oratore. Partecipano al concorso gli studenti di una classe multietnico, un professore li istruisce ai segreti del linguaggio e all’arte dell’espressione. In gioco c’è il piacere di prendere la parola, per esistere sulla scena del mondo ma anche per cambiarla con la potenza delle idee. Film folgorante sul futuro da costruire, sulla democrazia, sul valore dell’educazione, sul potere travolgente delle parole e delle idee. Oggi, ancora.

AL TISHKECHI OTI / DON’T FORGET ME di Ram Nehari (Israele/Francia/Germania, 2017, DCP, 87’)

La storia di una ragazza anoressica e di un suonatore di tuba fuori di testa, fra reparti psichiatrici e centri di riabilitazione alimentare. S’incontrano per caso e s’innamorano a modo loro, ma la speranza di una vita normale è ostacolata da mille fattori, familiari e sociali. Follie vegane e acute frecciate sociali per un dramma in forma di commedia, disperato e leggero, feroce e romantico, illuminante spaccato della realtà israeliana, del suo malessere e della sua complessa identità.

ARPÓN di Tomás Espinoza (Argentina/Venezuela/Spagna, 2017, DCP, 81’)
Un preside teme che nel suo istituto possano entrare oggetti pericolosi e passa le sue giornate a controllare gli zaini delle studentesse. In quello di una giovane ribelle trova una siringa, usata per praticare iniezioni sulle labbra delle compagne. Dopo un incidente, la ragazza è affidata all’uomo che, malvolentieri, deve accudirla per un giorno. Un thriller sulla responsabilità, gli abusi, i sospetti sociali, limpido, serrato, dallo stile asciutto e dal ritmo sospeso, con attori che esprimono al meglio la carica repressa dei personaggi.

BAMY di Jun Tanaka (Giappone, 2017, DCP, 100’)

Un ombrello rosso cade dal cielo. Lui vede i fantasmi, lei no, e le cose vanno male. Poi lui incontra una ragazza col suo stesso potere, ancora più impaurita di lui. Un punto a capo nella storia del J-Horror, un’opera prima affascinante e misteriosa, dove la cura formale si sposa al minimalismo, il bizzarro all’ironia, l’oscurità di temi e situazioni con la limpidezza delle intenzioni. Fino a un finale sorprendente e letteralmente gigantesco, che mette di fronte alla (ir)realtà delle cose e al potere dell’immaginazione.

BARRAGE di Laura Schroeder (Lussemburgo/Belgio/Francia, 2017, DCP, 112’) Catherine non ha mai fatto la madre e sua figlia Alba, ora adolescente, è cresciuta con la nonna. Dopo anni di assenza la donna si presenta, non per recuperare un ruolo che sa di non poter ricoprire ma, semplicemente, per passare un po’ di tempo con la ragazzina. Tre generazioni di donne a confronto in un film nervoso, tutto al femminile, che sospende il tempo, rimescola le carte di affetti e delusioni, si arrabbia, si distende, gioca sulla reale relazione madre-figlia che lega Isabelle Huppert alla protagonista Lolita Chammah.

BEAST di Michael Pearce (UK, 2017, DCP, 107’)
Moll ha 27 anni, è all’apparenza mite, ma in realtà insofferente della famiglia conformista e snob e della madre opprimente. Un pomeriggio abbandona arrabbiata il proprio party di compleanno, va a ballare e, nella notte, incontra Pascal, un giovane cacciatore, ombroso, intrigante. Mentre tutta la zona è in subbuglio per una serie di omicidi di adolescenti, decide di andare a vivere con questo misterioso sconosciuto. Ambientato nell’isola di Jersey, un thriller psicologico in cui si confrontano attrazione e sospetto.

BLUE KIDS di Andrea Tagliaferri (Italia, 2017, DCP, 75’) Un fratello e una sorella, un legame morboso, un’eredità, un conflitto col padre e un gesto folle e studiato che li fa fuggire assieme. Già assistente di Matteo Garrone (qui in veste di produttore), Andrea Tagliaferri esordisce raccontando una storia d’ordinaria immoralità, una fiaba nera figlia dei nostri tempi, un mondo noioso dal quale riscattarsi anche con l’orrore, dove psicologie, personaggi e luoghi sono stilizzati e studiati con cura entomologica e con uno sguardo preciso, tagliente e originale.

DAPHNE di Peter Mackie Burns (UK, 2017, DCP, 90’)
Daphne è un’emancipata trentenne londinese: lavora come cuoca in un ristorante chic, vive da sola, ha una vita sessuale disinibita e un rapporto tormentato con la mamma, legge Žižek, ostenta lingua lunga e un cinico distacco verso il mondo. Un giorno, però, un avvenimento casuale sembra infrangere il suo maniacale controllo sulla realtà. Un mystery dell’anima che disegna un ritratto femminile preciso e inquieto, con un senso spiccato per la descrizione degli ambienti umani, urbani e sociali, in una Londra alienante e attraente.

THE DEATH OF STALIN di Armando Iannucci (Francia/UK, 2017, DCP, 107’) Cosa fecero Malenkov, Kruscev, Molotov, Beria e gli altri stretti collaboratori di Stalin quando, nel 1953, trovarono il dittatore riverso nel suo studio colpito da un infarto? A questa e ad altre domande risponde causticamente la black comedy che Armando Iannucci ha adattato da una graphic novel francese: panico, intrighi, sgambetti, paranoie, epurazioni, vendette, rincorsa al potere, la tragedia che si trasforma in farsa. Una cavalcata nell’acido, con Steve Buscemi, Simon Russell Beale, Michael Palin.

A FÁBRICA DE NADA di Pedro Pinho (Portogallo, 2017, DCP, 177’) Dal realismo della crisi che attanaglia il Portogallo dal 2008 all’inaspettata esplosione del musical: quando gli operai di una fabbrica di ascensori si accorgono che l’amministrazione sta smantellando macchinari e materie prime, si organizzano per opporsi alla delocalizzazione e decidono di occupare le loro postazioni a vuoto, senza lavoro da eseguire. Un ritratto del post-capitalismo che sta fra agit prop, documentario, dramma e commedia psicologica e musical. Un esordio complesso, vitale, ironico.

KISS AND CRY di Chloé Mahieu e Lila Pinell (Francia, 2017, DCP, 78’) Scivolano sul ghiaccio, aeree, prendono il volo, a volte cadono: un gruppo di pattinatrici quindicenni affronta un quotidiano fatto di amicizie, competizioni, innamoramenti, difficoltà, dubbi, scelte, conflitti familiari. Domina il durissimo allenatore, ai limiti del sadismo. Opera prima di due documentariste, un atipico racconto di formazione che coglie le sfumature della crescita, non dà giudizi morali, si mette nei panni delle ragazze protagoniste e ammira la loro strabordante, contagiosa vitalità.

LORELLO E BRUNELLO di Jacopo Quadri (Italia, 2017, DCP, 85’) Pianetti di Sovana, Maremma Toscana. I gemelli Brunello e Lorello Biondi si occupano della fattoria di famiglia da sempre, lavorando dall’alba al tramonto in armonia con la natura, ma costantemente minacciati dal mercato globale. I capitoli si susseguono, accompagnando le quattro stagioni e i diversi riti della campagna, e guidati dai caustici commenti di una saggia signora locale: un’elegia raffinatissima, nella quale uomini e animali si fondono e condividono la stessa “filosofia” di vita, e attraverso la quale ritroviamo il senso profondo dello stare al mondo.

THE SCOPE OF SEPARATION di Yue Chen (Cina, 2017, DCP, 71’) Grazie ai soldi ereditati alla morte del padre, il giovane Liu Shidong vive una vita alla deriva, tra bar, amici, bevute, relazioni cui non dà seguito. Ma questo suo lento rotolare lo porta comunque verso una crescita, di qualche tipo. Il cinema cinese indipendente che non ti aspetti, che guarda all’indie USA dei primi anni Novanta come a Hou Hsiao Hsien, passando per Woody Allen e la caustica leggerezza dei suoi dialoghi. Un’opera prima rasserenante, dallo sguardo preciso e dai sentimenti morbidi.

THEY di Anahita Ghazvinizadeh (USA, 2017, DCP, 80’)
Stabilire chi si è. They, loro, è il nome con cui ha scelto di farsi chiamare J, che ha quattordici anni ed è alle prese con un’identità di genere che non gli è chiara. Con l’aiuto della famiglia sta cercando di rallentare la pubertà per avere un po’ di tempo in più per pensare a come costruire la sua identità futura. Opera prima di una regista iraniana, prodotta da Jane Campion: impalpabile, minimalista ma mai approssimativa, dimostra con coraggio la possibilità di smantellare ogni conformismo.

THE WHITE GIRL di Jenny Suen e Christopher Doyle (Hong Kong, 2017, DCP, 97’) Una ragazza allergica al sole nell’ultimo villaggio di pescatori di Hong Kong. Il suo disagio fisico e psicologico viene lenito dall’incontro con un misterioso viaggiatore, con cui nasce una speciale intimità, un distillato dell’amore. Film lunare e intimamente romantico, senza tempo, sulle immagini del cuore, sul modo di guardare e di guardarsi, sul senso del confine. Esordio nella regia della produttrice Jenny Suen, che si affida alla sapienza figurativa di Christopher Doyle (Gran Premio Torino 2016), al suo terzo lungometraggio.

FESTA MOBILE Molti italiani: le delusioni e le nevrosi sentimentali, descritte con ironica partecipazione da Francesca Comencini in Amori che non sanno stare al mondo, e le avventurose frustrazioni dei ricercatori universitari disoccupati di Smetto quando voglio – Ad honorem, terzo capitolo della saga di Sydney Sibilia. Il viaggio, tenero e accorato, di due ragazzini napoletani nel cuore del Nevada e tra i segreti della galassia, in Tito e gli alieni, diretto da Paola Randi e interpretato da Valerio Mastandrea, e quello, disperato e coraggioso, di due giovani nigeriani che, scampati a una strage, cercano di raggiungere il Mediterraneo, seguito da Pasquale Scimeca in Balon. Le intense ricognizioni nella memoria e nelle radici di L’altrove più vicino di Elisabetta Sgarbi, tra le suggestioni della vicina Slovenia, di Cento anni di Davide Ferrario, da Caporetto a oggi tra sconfitte che potrebbero trasformarsi in vittorie, di My War Is Not Over di Bruno Bigoni, sul certosino lavoro di un soldato inglese che sbarcò ad Anzio per dare un nome ai tanti militari sconosciuti sepolti in Italia.

Last but not least, il Premio Maria Adriana Prolo, conferito quest’anno al giornalista, scrittore e regista David Grieco, del quale verrà presentato il primo lungometraggio, Evilenko, e i due toccanti esemplari realizzati con il contributo della Film Commission Torino Piemonte: 78 – Va piano ma vinci, docu-fiction con cui Alice Filippi ricostruisce la storia del padre, rapito nel 1978 dalla ‘ndrangheta calabrese, e Al massimo ribasso di Riccardo Iacopino, esempio di cinema civile incentrato sulle truffe delle aste.

Quello che ci è piaciuto nei festival stranieri: Tesnota, dramma serrato sulla crisi familiare provocata dal rapimento di un ragazzo, diretto da un ventiseienne russo allievo di Sokurov, Kantemir Balagov; Un beau soleil interieur, caustico racconto delle divagazioni sentimentali di una parigina, diretto da Claire Denis e interpretato da Juliette Binoche e Gérard Depardieu, tutti in stato di grazia; Dark River, angosciante faccia a faccia tra una sorella e un fratello che si ritrovano dopo anni per decidere la sorte della fattoria di famiglia, diretto da Clio Barnard; Wind River, terzo thriller dedicato al mito della Frontiera da Taylor Sheridan, interpretato da Jeremy Renner; What Happened to Monday, tra action e fantascienza distopica, la storia di sette gemelle in un arido mondo futuro, diretto da Tommy Wirkola e interpretato da Noomi Rapace (le sette sorelle) e Willem Dafoe.

Frammenti di storia. La cordillera, surreale, inquietante descrizione di un summit dei presidenti dei paesi dell’America Latina, di intrighi, complotti e delle loro conseguenze politiche e personali, diretto da Santiago Mitre (tra i vincitori del 33° TFF con Paulina); Darkest Hour, trascinante ritratto di Winston Curchill, appena nominato primo ministro nel 1940, davanti all’ipotesi della guerra ai nazisti, diretto da Joe Wright e interpretato da uno straordinario Gary Oldman; Kings, sui moti e le tensioni razziali esplosi a Los Angeles nel 1992, vissuti dal punto di vista di una mamma single afroamericana e dei molti ragazzini di cui si prende cura, diretto da Deniz Gamze Ergüven e interpretato da Halle Berry e Daniel Craig; The Reagan Show, esilarante documentario di Pacho Velez e Sierra Pettengill sulla forza comunicativa di Ronald Reagan, da Hollywood alla Casa Bianca con spudorata abilità.

Musica e provocazioni. Marianne, appassionata icona degli anni ‘60, si racconta in Faithfull, il partecipe documentario costruito da Sandrine Bonnaire attraverso una lunga intervista e bellissimi materiali di repertorio. Dallo ska degli anni ‘70 e ‘80, emerge invece Graham McPherson, in arte Suggs, leader dei Madness, descritto con la consueta, caleidoscopica abilità da Julien Temple in My Life Story. Infine, indiscussa star pop degli anni ‘80, Grace Jones, che viene tratteggiata nella sua ambiguità e nella sua umanità da Sophie Fiennes in Grace Jones: Bloodlight and Bami.

Artistiche visioni. Un grande artista, Alberto Giacometti, geniale e bizzoso, alle prese con il ritratto di uno scrittore, tra caos quotidiano e furia creativa, in Final Portrait, diretto da Stanley Tucci e interpretato dal travolgente Geoffrey Rush. Uno scrittore reduce da alcuni insuccessi, Charles Dickens, che trova tra sconosciuti e amici i volti e i caratteri di uno dei suoi capolavori, Canto di Natale, in The Man Who Invented Christmas di Bharat Nalluri, con Dan Stevens e Christopher Plummer. Uno studioso e insegnante di psicologia anticonformista che s’ispira al temperamento e ai giochi d’amore delle due donne della sua vita per ideare Wonder Woman, super-eroina rivoluzionaria, in Professor Marston & the the Wonder Women di Angela Robinson. Due artisti americani indie, Josephine Decker e Zefrey Throwell, che prendono spunto dal loro amore e dalla fine della loro storia per i loro film e le loro performance, in Flames di e con Decker & Throwell. Un gruppo di attrici che ambiscono a una parte, il loro partner nei provini, la regista che continua a bocciarle, tutte rispecchiate in Petra Von Kant, sul set del remake televisivo del film di Fassbinder, in Casting di Nicolas Wackerbarth. Infine, una fanciulla inglese, Mary Godwin, che afferma la propria personalità attraverso il suo amore per Percy Shelley e estrae dalle pulsioni e tensioni dei suoi compagni di vacanza in Svizzera un capolavoro gotico come Frankenstein, in Mary Shelley, diretto da Haifaa Al-Mansour e interpretato da Elle Fanning.

Blockbuster. Trascinante, commovente, giusto: A Taxi Driver di Hoon Jang, sulla crescente amicizia di due compagni di viaggio male assortiti, un giornalista tedesco e un tassista coreano, sbalzati nel massacro di studenti e manifestanti avvenuto a Gwangiu, Corea del Sud, nel 1980. Il film è candidato dalla Corea del Sud ai prossimi Oscar.

Due classici. La copia restaurata di Grandeur et décadence d’un petit commerce du cinéma, caustico thriller girato nel 1986 da Jean-Luc Godard per la tv. E, a trent’anni dall’uscita, l’esordio nella regia di Carlo Mazzacurati (e nella produzione della Sacher Film di Moretti e Barbagallo), Notte italiana, malinconico, nebbioso noir padano con Marco Messeri.

AmeriKana. A cura di Asia Agernto

Ci sono scenari in America, dove senti che regna la follia…, soprattutto nel sud degli Stati Uniti, sotto quella “Bible Belt”, quella “cintura della Bibbia”, che è poi l’America vera. Quella che un giorno si è finalmente sentita rappresentata, da Donald Trump, e lo ha votato. L’America che conosco io, quella che frequento di solito, quella di New York, di Los Angeles, delle grandi città, non è la vera America. L’altra l’ho scoperta, per esempio, girando Ingannevole è il cuore più di ogni cosa, un’America che noi umani non possiamo nemmeno immaginarci. Un luogo veramente allucinante, fatto di parcheggi enormi, di franchising, di motel, di edifici tutti uguali, di desolazione. Il Texas tristissimo del film di Wenders, il Tennessee di Payday, il tragico disincanto descritto da Herzog in Stroszek, e la rabbia disillusa di Out of the Blue. L’America dei rednecks, dei delusi, dei lobotomizzati, dei poveri senza speranza. L’AmeriKa. (Asia Argento)

PAYDAY di Daryl Duke (USA, 1973, video, 103’)
Maury Dann è un cantante country dal carattere poco accomodante che vive di Dr Pepper e pasticche, prevalentemente sulla sua Cadillac. Ha un impegno a Birmingham e poi a Nashville, dove spera di partecipare allo show di Johnny Cash. Ma l’ambizione del successo e lo stile di vita non lo aiuteranno.

STROSZEK di Werner Herzog (La ballata di Stroszek, Germania, 1977, 35mm, 115’)
La storia di un ingenuo drop out, Bruno Stroszek, e della prostituta Eva, che lasciano la Germania per l’America. Nonostante il miraggio di una vita migliore, le cose andranno di male in peggio. Herzog, trentacinquenne, firma regia, soggetto e sceneggiatura. Eva Mattes è la sola attrice professionista.

OUT OF THE BLUE di Dennis Hopper (Canada, 1980, 35mm, 94’) La quindicenne CeBe ha una madre eroinomane e un padre in carcere, ama Elvis, Johnny Rotten e Sid Vicious, e non crede alle favole. Il capolavoro di Dennis Hopper, un punk-film pieno di furia e rabbia che sembra una costola andata a male della New Hollywood.

PARIS, TEXAS di Wim Wenders (Germania/Francia/UK, 1984, DCP, 145’) Palma d’oro a Cannes, uno dei film di Wim Wenders più amati, divenuto presto un cult movie. Celebrazione ed elegia di un’America che sembra scomparire nel momento stesso in cui appare sullo schermo.

THE HEART IS DECEITFUL ABOVE ALL THINGS / INGANNEVOLE È IL CUORE PIÙ DI OGNI COSA
di Asia Argento (USA/UK/Francia/Giappone, 2004, 35mm, 98’) Dal romanzo omonimo di J.T. Leroy, l’infanzia da incubo del piccolo Jeremiah, al seguito di una madre randagia, drogata, paranoica e dei suoi mille uomini. Un viaggio allucinato e allucinante dentro l’America profonda, tra white trash, camionisti, diner, ossessioni religiose. Opera seconda di Asia Argento, anche protagonista assieme a Peter Fonda, Ornella Muti, Jeremy Renner, Ben Foster, Michael Pitt, Marilyn Manson. Presentato alla Quinzaine des Réalisateurs nel 2004.

TRABALHO DE CONCENTRAÇAO presso la Sala 1 del Cinema Massimo, giovedì 30 novembre, ore 17.45

Performance con Asia Argento, Bertrand Bonello, Emma De Caunes e Joana Preiss.

AFTER HOURS Horror, spesso molto sui generis, thriller, una scatenata commedia cinefila e due film italiani “eccentrici”: questa è After Hours 2017, la sezione dark del festival. Due italiani, certamente anomali nel panorama della produzione nostrana. Il primo, diretto da Sebastiano Mauri, è, letteralmente, una Favola, tratta dallo spettacolo teatrale omonimo scritto e messo in scena da Filippo Timi per la prima volta nel 2011: la storia dell’amicizia e della complicità che lega due agiate casalinghe americane anni ‘50, Mrs. Fairytale e Mrs. Emerald, tra commedia surreale e drammatiche inquietudini, sullo sfondo di tramonti e arredi che richiamano Douglas Sirk e Todd Haynes. Il secondo è un torbido musical gotico, sulla scorta del testo più feroce di Shakespeare: Riccardo va all’inferno di Roberta Torre, rilettura contemporanea di Riccardo III. Una commedia quasi demenziale, The Disaster Artist, diretto e interpretato da James Franco, nei panni di Tommy Wiseau, una sorta di Ed Wood del terzo millennio, autore nel 2003 di The Room, giudicato talmente brutto da essere diventato un cult.  Avvolto in un’atmosfera disturbante, Firstborn del regista lettone Aik Karapetian (presente al 32° TFF con The Man in the Orange Jacket) delinea il progressivo sgretolarsi delle sicurezze di un intellettuale arrogante dal momento in cui sua moglie viene assalita per strada da un misterioso motociclista. È ambientato a New York il primo film diretto dall’attrice spagnola Ana Asensio (anche protagonista), Most Beautiful Island, disavventure di una spagnola squattrinata che accetta, una sera, un lavoro ambiguo: andare, elegante, a una festa per farsi guardare. Pochi misteri, invece, all’apparenza, nel weekend che Jen, sexy e sfacciata, va a trascorrere nella sontuosa villa nel deserto con il suo amante Richard, sposato e arrogante. Finché non arrivano due amici di Richard e il gioco erotico si trasforma in una caccia spietata: in Revenge, adrenalico revenge movie diretto dalla francese Coralie Fargeat e con la super-eroina Matilda Lutz. Variegate le sfumature e i protagonisti degli horror. Due zombie-movie rinnovano con intelligenza le strade del filone: dal canadese Robin Aubert, Les affamés, rincorsa alla sopravvivenza dei pochi umani rimasti nelle campagne del Québec, in un’atmosfera rarefatta e tra ricordi strazianti; dall’irlandese David Freyne, The Cured, ancora una storia post-epidemia zombie, sul tormentoso reinserimento degli infettati “curati”, ma ossessionati da flash delle stragi compiute e tenuti a distanza dai “normali” sopravvissuti.

E’ dedicata al regista Brian De Palma la retrospettiva del Festival, che proporrà, per la prima volta in Italia, una rassegna completa dedicata al grande regista statunitense. Oltre ai lungometraggi, saranno presentati i cortometraggi, i documentari e i videoclip, in versione  originale  sottotitolata. Una maniera per (ri)scoprire un autore che ha avuto un’influenza fondamentale sul cinema dei decenni successivi. La retrospettiva è a cura di Emanuela Martini, direttrice del Torino Film Festiva

MULTISALA CINEMA MASSIMO – via G. Verdi, 18

MULTISALA REPOSI – via XX Settembre, 15

CINEMA CLASSICO – proiezioni riservate alla stampa
piazza Vittorio Veneto, 5 +39 011 5363323

I biglietti e gli abbonamenti a tariffa intera potranno essere preacquistati sul sito del festival www.torinofilmfest.org. La prevendita online sarà attiva dal giorno 14 novembre alle ore 14.00 circa e continuerà per tutta la durata della manifestazione, fino a 24 ore prima dell’inizio di ogni proiezione. I biglietti e gli abbonamenti acquistati in prevendita dovranno essere ritirati durante il Festival presso le casse dei cinema nei normali orari di apertura, presentando il codice ricevuto all’atto dell’acquisto. Per il ritiro è consigliabile presentarsi con un anticipo di almeno 15 minuti rispetto all’inizio della proiezione.
  • Acquisto presso le biglietterie dei cinema

Il 24 novembre le casse esterne dei cinema Massimo e Reposi saranno aperte dalle 11.00 alle 22.00. Dal 25 novembre al 2 dicembre l’apertura delle casse avrà luogo 30 minuti prima dell’inizio della programmazione fino all’inizio dell’ultimo spettacolo. In occasione della “Notte Horror” la cassa del cinema Massimo sarà aperta fino alle ore 3.15. Presso le casse dei cinema potranno essere acquistati biglietti e abbonamenti sia a tariffa intera che a tariffa ridotta. Per questi ultimi è necessario presentare documenti (carta d’identità) o tessere convenzionate.

  • Abbonati e accreditati

Le proiezioni saranno contrassegnate sul programma di sala con colori diversi.

Colore grigio: proiezione alla quale gli accreditati e gli abbonati potranno accedere, compatibilmente con i posti disponibili, presentando all’ingresso della sala il proprio accredito o abbonamento.
Colore blu: proiezione per la quale gli accreditati e gli abbonati devono ritirare gratuitamente un tagliando di prenotazione (biglietto blu) presso i totem (h24/24) e la biglietteria interna del cinema Reposi (dall’apertura alle 22.00). Il ritiro deve avvenire tra le 9.00 del giorno precedente la proiezione e le 13.00 del giorno della proiezione. L’ingresso in sala per i possessori di biglietti blu è garantito fino a cinque minuti prima dell’inizio della proiezione, quando sarà attivata la rush line che consentirà agli accreditati e abbonati non provvisti di biglietto di accedere alla proiezione fino a riempimento della sala. Chi per tre volte, anche non consecutive, non utilizzasse i biglietti blu o entrasse in sala dopo l’avvio della rush line, non avrà più la possibilità di riceverne altri e potrà accedere alle proiezioni blu solo facendo la rush line. Per questo motivo, è possibile annullare un biglietto già ritirato entro 30 minuti prima dell’inizio della proiezione presso le casse automatiche evitando così di incorrere in penalità. È possibile ritirare un solo titolo d’accesso per ogni fascia di proiezione.
Colore giallo – PROIEZIONI STAMPA: indica le proiezioni riservate agli accreditati stampa, che si tengono al cinema Classico. Avranno priorità di accesso gli accrediti stampa sui quali è applicato un bollino giallo.

  • Inaugurazione e chiusura

La cerimonia di inaugurazione, la successiva proiezione del film “Finding Your Feet” di venerdì 24 novembre e la cerimonia di premiazione di sabato 2 dicembre sono esclusivamente a inviti.

  • Repliche domenica 3 dicembre

Le repliche dei film vincitori avranno luogo presso il cinema Massimo il giorno 3 dicembre a partire dalle ore 14.30 circa. I biglietti saranno messi in vendita solo alle casse del cinema Massimo dalle ore 13.00 del giorno stesso. Il programma sarà pubblicato sul sito del festival e presso i luoghi del festival il giorno 2 dicembre a partire dalle ore 20.30. L’accesso sarà consentito ai possessori di accredito, abbonamento a tutta la manifestazione e abbonamento settimanale 9-19 secondo le modalità delle proiezioni grigie.

  • Ingresso diversamente abili in sedie a rotelle

L’ingresso è consentito a titolo gratuito, senza accompagnatore, compatibilmente con la disponibilità di posti per diversamente abili.

  • Calendario incontri e conferenze stampa

Il calendario sarà disponibile nei cinema, all’ufficio accrediti e online dal 24 novembre. La partecipazione agli incontri implica l’assenso all’essere fotografati o filmati.

  • Tariffe biglietti e abbonamenti

Biglietto intero: EURO 7,00

Biglietto ridotto: EURO 5,00
Abbonamento intero: EURO 90,00
Abbonamento ridotto: EURO 70,00
Strettamente personale e non cedibile, consente l’accesso a tutti gli spettacoli a esclusione della serata inaugurale e cerimonia di premiazione.
Abbonamento 9-19: EURO 45,00
Strettamente personale e non cedibile, consente l’accesso a tutti gli spettacoli che iniziano prima delle 19.00.
Pass giornaliero 9-19: EURO 14,00
Valido per una specifica giornata. Consente l’accesso agli spettacoli che iniziano prima delle ore 19.00. Giovani fino a 26 anni, Over 65.

Per tutti gli abbonati, ingresso a tariffa ridotta al Museo Nazionale del Cinema (www.museocinema.it).


http://www.torinofilmfest.org/